Il libro cartaceo resiste: le abitudini di lettura degli italiani

L’estate è il tempo della lettura, quella che si sceglie per la valigia o si sfoglia sotto l’ombrellone. E se oggi sembra che tutto sia migrato sullo schermo, i numeri raccontano un’altra storia. L’ultima rilevazione dell’Istat, che incrocia le indagini Aspetti della vita quotidiana (2025) e I cittadini e il tempo libero (2024), conferma che il formato cartaceo non solo regge, ma resta il protagonista assoluto delle abitudini di lettura in Italia.

Un dato che merita attenzione: il 71,5% dei lettori legge esclusivamente carta

Tra chi dedica parte del proprio tempo libero alla lettura, il dato diventa ancora più netto: l’88,7% sfoglia pagine fisiche, mentre solo il 10,2% si affida esclusivamente agli e-book. Nonostante la digitalizzazione abbia conquistato ogni altro ambito della vita quotidiana, l’oggetto libro conserva un primato che non sembra cedere. Perfino dopo la spinta alla lettura digitale registrata negli anni della pandemia, il trend è tornato a consolidare il predominio della carta: tra i bambini fino a 10 anni, la lettura esclusivamente fisica raggiunge il 90,8%; tra gli over 65, l’83,6%. Il peso, il profumo dell’inchiostro e la materialità delle pagine continuano a rappresentare una forma di consumo culturale che lo schermo non ha saputo sostituire.

Chi legge, cosa legge e perché

Nel 2024, il 57,1% degli italiani di 6 anni e più ha letto almeno un volume nell’anno: circa 32 milioni di persone. Le donne sono la maggioranza tra i lettori (62,6% contro il 51,2% degli uomini), mentre i ragazzi di 11-14 anni registrano la quota più elevata (78,9%). La fascia più adulta, invece, tende a perdere il contatto con l’abitudine, e i motivi sono spesso la mancanza di tempo o, semplicemente, la noia. Eppure, chi ha mantenuto il rapporto con la lettura lo fa con costanza: quasi quattro lettori su dieci nel tempo libero si dedicano alle pagine almeno una volta a settimana, e quasi la metà sceglie romanzi e racconti di autori italiani.

Il piacere personale resta il motore principale: il 66,3% dichiara di leggere per passione, il 33,6% per rilassarsi. E la lettura si conferma un’esperienza che ama la concretezza: anche chi frequenta le biblioteche – il 15,1% della popolazione, dato stabile da dieci anni – lo fa prevalentemente per prendere libri in prestito e per studiare tra gli scaffali.

Il libro come oggetto che dura

I numeri dell’Istat confermano con forza una realtà: la carta non è un residuo nostalgico, ma costituisce ancora oggi l’asse portante dell’editoria. E non potremmo essere più d’accordo. La lettura digitale, pur cresciuta tra i giovani e i più istruiti, resta una pratica minoritaria. Il volume fisico, invece, attraversa generazioni, geografie e generi, mantenendo una relazione profonda con chi lo sfoglia.

Per chi, come Grafica Veneta, lavora ogni giorno per trasformare un manoscritto in un oggetto concreto, questi dati non sono solo una conferma: sono la misura di un’attenzione che merita di essere preservata. Perché dietro ogni pagina stampata c’è una scelta, un lettore, e un pezzo di cultura che resiste.

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